SANREMO 2019: un Festival tra sorprese, delusioni e polemiche

Il festival di Sanremo si è concluso, ma qualche riflettore rimane puntato sul palco dell’Ariston e
purtroppo non sono luci positive. E’ la polemica a tenere banco: i nomi dei tre artisti arrivati sul
podio, proprio non convincono il pubblico in sala.
Rimarrà impresso nella storia della televisione italiana il lungo momento di impasse, in cui Bisio e
la Raffaele non riuscivano a continuare con la conduzione, dopo la lettura della classifica finale,
con tanto di fischi in sala e cori da stadio.
A furor di popolo, Loredana Bertè viene dichiarata la vincitrice morale del festival e Ultimo arriva
secondo ( anche se può sembrare un gioco di parole ) spaccando in due l’opinione pubblica e il
mondo dei social con le sue affermazioni di vittoria pilotata e non giusta.
Il vincitore della sessantanovesima edizione del festival però è Mahmood ( all’anagrafe Alessandro
Mahmood ) classe 1992, nato e cresciuto Milano, da mamma italiana e papà egiziano.
Era già conosciuto agli addetti ai lavori per la sua attività di autore per artisti quali  Elodie , Michele
Bravi e  Gué Pequeno , Marco Mengoni e Tom Walker.
E allora perché così tanto disappunto e stupore? A mio modestissimo parere, sono due le cose
che rendono una canzone degna di essere definita tale : la profondità, la creatività del testo e la
ricerca dei suoni.
Spesso e volentieri, ci facciamo condizionare dall’appeal che ci trasmette un artista sul palco e ci
affidiamo all’istinto ed alle nostre emozioni, senza essere del tutto obiettivi.
Con questo ragionamento non voglio gettare fango sulla canzone vincitrice. Soldi è un brano che
non mi dispiace, ma c’erano molte altre interpretazioni più meritevoli di arrivare nella rosa dei tre
finalisti; come detto, si tratta, però, di gusto personale.
Trovo giusto che Ultimo abbia messo in luce le contraddizioni del sistema di voto del festival ( che
ogni anno è diverso ); queste problematiche ci sono sempre state, probabilmente però non sono
mai venute a galla in maniera così evidente come in questo caso.
Cantautori come Cristicchi e Silvestri che avrei voluto vedere sul podio non si sono nemmeno
aggiudicati il quarto posto e si meritavano davvero ben più di un premio della critica.
Di contro, la stampa sta strumentalizzando la vittoria di Mahmood e ne sta facendo un caso
politico, di cambiamento sociale e culturale per l’Italia.
Forse lo è, anche se penso però che andrebbe tutto ridimensionato.
Capisco il dispiacere e la rabbia di Ultimo, che da giovane cantante agli inizi della sua carriera, ma
già abbastanza affermato, aveva puntato tutto su Sanremo.
Posso comprendere anche la delusione della Bertè con una luminosa carriera alle spalle e non
ancora pronta ad appendere il microfono al chiodo.
Però se decidi partecipare ad un festival, devi anche mettere in conto che potrai non arrivare
primo, che non sarai tra i finalisti e il fatto che tua sia famosa e conosciuta non cambierà purtroppo
l’esito della gara. Apprezzo molto la solidarietà di quegli artisti ( non so se però Loredana avrebbe
fatto la stessa cosa ) che si sono schierati con lei, ma si perde di vista il vero fulcro di una
manifestazione come il festival.
Al di là di vincitori e vinti, sono le canzoni a dover far parlare di loro non le querelle; è lo show dei
conduttori e degli ospiti che si alternano sul palco a dover rimanere impresso nella memoria del
pubblico a casa o sui social.
Tutto questo non fa bene alla musica, agli artisti e non è questa l’immagine che ognuno di noi ha
del festival di Sanremo, che rischia di diventare un talent in balia della politica e del web.

Italian singer Mahmood celebrates on stage with (L-R) Italian singer and Sanremo Festival artistic director Claudio Baglioni, Italian actress Virginia Raffaele and Italian actor Claudio Bisio (R) after winning the 69th Sanremo Italian Song Festival at the Ariston theatre in Sanremo, Italy, 09 February 2019. The festival runs from 05 to 09 February. ANSA/ETTORE FERRARI

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