LA SCUOLA DI ROCK… TUTTA ITALIANA!

Gli amanti delle commedie musicali si ricorderanno certamente la pellicola americana “The school
of rock” del 2003, diretta da Richard Linklater, con l’attore Jack Black nei panni del protagonista.
Nel film lo scapestrato musicista Dewey Finn coltiva il sogno di diventare un divo del rock, ma per
sbarcare il lunario, ottiene con l’imbroglio un posto da insegnante nella scuola elementare più
prestigiosa della città, assolvendo al suo compito svogliatamente. Un giorno però rimane
affascinato dalle doti dei ragazzi del laboratorio di musica e pensa di creare con loro un gruppo per
poter partecipare ad una gara tra rock band, preparandoli di nascosto. La band si presenta al
provino ma viene respinta e da quel momento le cose si complicano. Il resto della storia la
conoscerete già ma forse non sapete che questo film è diventato un musical di successo negli Stati
Uniti e ora è sbarcato oltreoceano arrivando in Italia.
La firma è quella del regista e adattatore Massimo Romeo Piparo. Nel 2013 diventa direttore
artistico del Teatro Sistina di Roma e comincia a portare in scena la versione italiana di musical
importanti, come “Billy Elliot” e “Il Marchese del Grillo” con Enrico Montesano, entrambi del 2015.
Il 2016 è la volta dell’adattamento italiano di “Evita” con Malyka Ayane e nel 2017, su licenza di
Music Theatre International, torna alla ribalta con una versione originale di “Mamma Mia”. La
direzione musicale è affidata a Emanuele Friello, curatore musicale di spettacoli di successo come
“The Full Monty”, “Sistina Story”, “Tutti insieme appassionatamente”, “Jesus Christ Superstar” e
molti altri.
I balletti sono del coreografo televisivo Roberto Croce, che ha curato le coreografie di programmi
di successo quali “Bellezze al bagno”, “Miss Italia”, “I raccomandati”, “Domenica in” etc.
Nei panni del musicista squattrinato, c’è Pasquale Petrolo in arte Lillo, comico già noto al grande
pubblico per le sue numerosissime partecipazioni in diverse trasmissioni televisive e come
componente del duo comico con il collega Greg, iniziando da “L’Ottavo nano”passando per “Il caso
Scafroglia” con Corrado Guzzanti e continuando con Serena Dandini a “Parla con me”.
Lillo ammette che l’omonimo film è sempre stato uno dei suoi preferiti, ma soprattutto nella sua
carriera c’è un passato da musicista. Ironia della sorte vuole che proprio lui, nel 1991, fondò con il
collega Greg, un gruppo rock demenziale chiamato “Latte & suoi derivati”: sarà un caso?
L’attore, che per l’occasione ballerà e canterà, sarà supportato da un cast di venti performer,
composto da quattordici giovanissimi studenti dell’accademia Sistina, di età compresa tra gli 11 e i
14 anni, con musica e voci rigorosamente dal vivo. “The school of rock” è uno spettacolo
innovativo e per tutti, dove risate ed energia si fondono lasciando spazio alla protagonista assoluta
che è la musica, il rock.
Il rock come elogio alla libertà e strumento per farsi sentire e non abbassare la testa, insieme ad
un messaggio importante per i ragazzi, per questo durante tutto il mese di programmazione
prevista al Teatro Sistina si è pensato ad un pacchetto speciale per famiglie; il biglietto infatti sarà
a pagamento solo per i genitori e gratuito per i figli.

Siamo pronti a scommettere che “The school of rock” sbancherà al botteghino per questa
stagione; del resto la tourneè è già partita e si concluderà a maggio per poi riprendere a
novembre.
Lunga vita al rock!

 

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CARRAMBA CHE RITORNO !!!

La Raffa Nazionale torna sul piccolo schermo, con un format nuovo che appassionerà ogni generazione di utenti
Siamo cresciuti sperando che la TV sarebbe rimasta la stessa, quella bella che da piccoli
guardavamo con i nostri genitori il sabato sera o la domenica pomeriggio. Siamo degli inguaribili
romantici che non sopportano i reality e neppure i “talent all’italiana”, perché sono poco originali,
ormai visti e stravisti. Poi c’è il trash ( termine che avremmo voluto associare solo a certe canzoni
anni 80’ ) che è divenuto il punto di forza di molti format; più sono trash, più vengono visti e
purtroppo molto seguiti. Mi dispiace doverlo dire, ma siamo noi ad essere l’eccezione. Non so voi,
ma io mi sono stancata di “guardare” le solite persone ( più o meno meritevoli di nota )
rimescolare gare canore o quiz, per cercare di aggiudicarsi un po’ di audience per la durata di
qualche puntata.
Ebbene, vi starete chiedendo se abbiamo già visto tutto in questa stagione televisiva, forse no.
Vi voglio dare un piccolo barlume di speranza e un buon motivo per sintonizzarvi su un canale TV
piuttosto che scaricarsi un bel film da internet. Tra poco più di una settimana, potremmo essere
molto incuriositi dal ritorno sul piccolo schermo della grandissima Raffa Nazionale, che non ha
bisogno di presentazioni, perchè è la regina indiscussa della nostra televisione. Un’icona degli anni
d’oro della nostra Italia, che il sabato sera non poteva fare a meno di guardare i suoi show; per me
che allora ero una bambina, era troppo brava e perfetta tanto da sembrare quasi finta. La Carrà
torna alla grande ( anche se non ne è mai stata veramente lontana ) dopo quattro anni di assenza.
Un’assenza lunga ma non importante, per lei che nel 1970 ha rivoluzionato il costume del nostro
paese, scoprendosi l’ombelico durante la sigla di Canzonissima. Lei che, nel mondo dello
spettacolo si è fatta la fama di “Signora del no” come i tre no detti al direttore di Raitre Stefano
Coletta, prima di accettare il quarto programma che le aveva proposto.
Sì perché la Carrà di stare davanti alla telecamera non ne ha mai fatto una malattia ed anzi è
convinta che per fare bene la TV bisogna rinnovarsi e vederla anche da fuori e per farlo devi
necessariamente “uscire un po’ di scena”. Per questo, credo si possa definire un’artista con la A
maiuscola, completa e mai sopra le righe; di quelle che il pubblico di oggi si sogna e ancora stima,
così ambiziosa, autoironica e mai banale. Una donna che è riuscita a fare della classe e della
bravura il suo baluardo, talmente unica, che di lei in tanti anni di carriera si è riusciti ad imitare
solo la fragorosa risata ( e non è cosa da poco se pensiamo a tante sue colleghe ).
L’appuntamento con la Raffa nazionale è per il 4 aprile su Raitre in prima serata, con un format
tutto nuovo ispirato allo spagnolo “Mi casa es la toya”, che in italiano prenderà il titolo “A
raccontare comincia tu”. Sarà proprio la conduttrice a spostarsi in giro per l’Italia per incontrare i
grandi protagonisti del nostro tempo; del mondo dello spettacolo, della cultura, del cinema, dello
sport sui quali ancora non si sa molto. Il tutto in un clima intimo e confidenziale, insomma in totale
libertà. Se sperate possa esserci qualche momento di show in stile Carrà, probabilmente rimarrete
delusi, ma sono certa che per la prima puntata, che vede come protagonista l’istrionico collega
Fiorello, ne vedremo davvero delle belle.

 

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SANREMO 2019: un Festival tra sorprese, delusioni e polemiche

Il festival di Sanremo si è concluso, ma qualche riflettore rimane puntato sul palco dell’Ariston e
purtroppo non sono luci positive. E’ la polemica a tenere banco: i nomi dei tre artisti arrivati sul
podio, proprio non convincono il pubblico in sala.
Rimarrà impresso nella storia della televisione italiana il lungo momento di impasse, in cui Bisio e
la Raffaele non riuscivano a continuare con la conduzione, dopo la lettura della classifica finale,
con tanto di fischi in sala e cori da stadio.
A furor di popolo, Loredana Bertè viene dichiarata la vincitrice morale del festival e Ultimo arriva
secondo ( anche se può sembrare un gioco di parole ) spaccando in due l’opinione pubblica e il
mondo dei social con le sue affermazioni di vittoria pilotata e non giusta.
Il vincitore della sessantanovesima edizione del festival però è Mahmood ( all’anagrafe Alessandro
Mahmood ) classe 1992, nato e cresciuto Milano, da mamma italiana e papà egiziano.
Era già conosciuto agli addetti ai lavori per la sua attività di autore per artisti quali  Elodie , Michele
Bravi e  Gué Pequeno , Marco Mengoni e Tom Walker.
E allora perché così tanto disappunto e stupore? A mio modestissimo parere, sono due le cose
che rendono una canzone degna di essere definita tale : la profondità, la creatività del testo e la
ricerca dei suoni.
Spesso e volentieri, ci facciamo condizionare dall’appeal che ci trasmette un artista sul palco e ci
affidiamo all’istinto ed alle nostre emozioni, senza essere del tutto obiettivi.
Con questo ragionamento non voglio gettare fango sulla canzone vincitrice. Soldi è un brano che
non mi dispiace, ma c’erano molte altre interpretazioni più meritevoli di arrivare nella rosa dei tre
finalisti; come detto, si tratta, però, di gusto personale.
Trovo giusto che Ultimo abbia messo in luce le contraddizioni del sistema di voto del festival ( che
ogni anno è diverso ); queste problematiche ci sono sempre state, probabilmente però non sono
mai venute a galla in maniera così evidente come in questo caso.
Cantautori come Cristicchi e Silvestri che avrei voluto vedere sul podio non si sono nemmeno
aggiudicati il quarto posto e si meritavano davvero ben più di un premio della critica.
Di contro, la stampa sta strumentalizzando la vittoria di Mahmood e ne sta facendo un caso
politico, di cambiamento sociale e culturale per l’Italia.
Forse lo è, anche se penso però che andrebbe tutto ridimensionato.
Capisco il dispiacere e la rabbia di Ultimo, che da giovane cantante agli inizi della sua carriera, ma
già abbastanza affermato, aveva puntato tutto su Sanremo.
Posso comprendere anche la delusione della Bertè con una luminosa carriera alle spalle e non
ancora pronta ad appendere il microfono al chiodo.
Però se decidi partecipare ad un festival, devi anche mettere in conto che potrai non arrivare
primo, che non sarai tra i finalisti e il fatto che tua sia famosa e conosciuta non cambierà purtroppo
l’esito della gara. Apprezzo molto la solidarietà di quegli artisti ( non so se però Loredana avrebbe
fatto la stessa cosa ) che si sono schierati con lei, ma si perde di vista il vero fulcro di una
manifestazione come il festival.
Al di là di vincitori e vinti, sono le canzoni a dover far parlare di loro non le querelle; è lo show dei
conduttori e degli ospiti che si alternano sul palco a dover rimanere impresso nella memoria del
pubblico a casa o sui social.
Tutto questo non fa bene alla musica, agli artisti e non è questa l’immagine che ognuno di noi ha
del festival di Sanremo, che rischia di diventare un talent in balia della politica e del web.

Italian singer Mahmood celebrates on stage with (L-R) Italian singer and Sanremo Festival artistic director Claudio Baglioni, Italian actress Virginia Raffaele and Italian actor Claudio Bisio (R) after winning the 69th Sanremo Italian Song Festival at the Ariston theatre in Sanremo, Italy, 09 February 2019. The festival runs from 05 to 09 February. ANSA/ETTORE FERRARI

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Il coraggio di Antonio

Le ultime settimane che ci accompagnano all’arrivo delle festività sono molto frenetiche, gli impegni e le cose da fare aumentano. La gente corre per fare la spesa o per cercare qualcosa di speciale da mettere sotto l’albero, nei mercatini affollati e nelle vie del centro di ogni città il rituale che si compie è sempre lo stesso. Ed è incredibile pensare che un nostro caro o uno sconosciuto possa morire per mano di un attentatore che spara ad altezza uomo, mentre pensa di fare un regalo alla sua famiglia.

E’ successo davvero l’11 dicembre a Strasburgo, in un mercatino di Natale e nel corso di questo attentato rimane coinvolto Antonio Megalizzi, giornalista e speaker radiofonico di 29 anni colpito alla testa da un proiettile. Dopo tre giorni di coma, il 14 dicembre, le speranze che potesse farcela si spengono e insieme a quelle la sua vita si interrompe. Antonio si trovava lì per fare il suo lavoro, per fare radio, era il referente per l’Italia del progetto Europhonica, uno dei format di RadUni, l’associazione che raggruppa una trentina di radio universitarie italiane; seguiva un master in European and International Studies (Meis) e stava per diventare pubblicista dopo gli studi all’università di Verona e di Trento.

Il 20 dicembre scorso si sono svolti i funerali nella cattedrale di Trento e tutta la città si è stretta attorno alla sua famiglia e agli amici.
Antonio sognava in grande, il suo lavoro era anche la sua più grande passione che passava attraverso le testate online e le web radio. Conosco tanti ragazzi come lui, che ogni giorno inseguono il loro sogno in Italia o all’estero, io stessa ne faccio parte…

Al posto di Antonio poteva esserci un nostro amico, qualsiasi altra persona a noi cara, per questo “Antonio era uno di noi”. La storia di questo ragazzo ci deve ricordare quanto sia importante ringraziare il cielo per ogni traguardo raggiunto, per ogni momento che abbiamo dedicato a quel sogno, qualsiasi esso sia; anche quando le cose non arrivano e continuare a crederci è difficile quasi impossibile… Antonio ci insegna che avere dei sogni ed inseguirli a qualunque costo, ci rende davvero liberi e ci tiene lontani da un mondo fatto di paura e crudeltà e questo va oltre la morte.
Caro collega non ti conoscevo ma so cosa vuol dire avere un grande sogno per il quale faresti qualsiasi sacrificio; conosco invece quello sguardo così appassionato e pieno di entusiasmo per il proprio lavoro.
Mi sarebbe piaciuto conoscerti e magari stare davanti al microfono con te; avrei voluto stringerti la mano e dirti che ti stimo tanto.

Lo faccio da qui.

Bravo Antonio, ciao !

 

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Tutta colpa di… Paolo Genovese !

L’edizione 2018 della Rassegna Sotto le Stelle del Cinema in Piazza Maggiore a Bologna continua ad attirare l’attenzione per la bellezza delle pellicole in programmazione.
Agosto si apre con il film cult del 2016 “ Perfetti sconosciuti “, la cui trama è diventata oramai un simbolo della nostra società. Presente il regista romano Paolo Genovese che ha introdotto la proiezione.
Genovese, sale sul palco con il suo smartphone, improvvisando una mini diretta sui suoi profili social e
ironizzando proprio sul tema chiava del suo capolavoro cinematografico.
Poi il regista, visibilmente emozionato, parla di sé davanti ad una piazza gremita di gente: tutto inizia nel
2006 con il suo esordio come regista in coppia con Luca Miniero per la serie tv “Nati ieri”, poi “Viaggio in Italia – Una favola nera” e “Amiche mie”. Sarà però grazie a “La banda dei Babbi Natali” con il trio comico Aldo Giovanni & Giacomo che si affermerà da solo al timone di un film. Dal 2011 in avanti colleziona una quantità di successi cinematografici che sbancano al botteghino con “Immaturi”, “Immaturi – Il viaggio” e “Tutta colpa di Freud”, dove è protagonista l’attore Marco Giallini che ritroviamo anche nel cast di “Perfetti sconosciuti”.
L’idea del film nasce dalla volontà del regista di raccontare la vita segreta delle persone, infatti il sottotitolo prende spunto dalla citazione dello scrittore Gabriel Garcìa Marquez : “ognuno di noi ha una vita pubblica, una privata e una segreta” che racchiude il senso della pellicola. La narrazione ruota attorno alle storie di sette amici che, durante una cena, decidono di fare un gioco molto pericoloso che li metterà a nudo, uno di fronte all’altro, uno contro l’altro, stravolgendo le loro vite. Il cellulare, diventato la scatola nera delle vite di ognuno di noi : la cartina al tornasole che svela le debolezze e i tradimenti dei personaggi ed è lo specchio della nostra società sempre più attaccata alla propria vita pubblica e segreta piuttosto che alla sfera privata.
Dopo il successo al botteghino, sono stati realizzati sette remake internazionali di “Perfetti
sconosciuti”; la bellezza della trama e la bravura degli attori premieranno il regista Paolo Genovese
facendogli vincere il David di Donatello come miglior film del 2016.
Ancora una volta la genialità e l’estro creativo di Paolo Genovese riesce a stupire il suo pubblico e questo
film è destinato a rimanere nella memoria collettiva del cinema contemporaneo.

 

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Stefano Accorsi sempre Veloce come il Vento

L’attore Stefano Accorsi, classe 1971, torna a Bologna la sua città natale, per introdurre il film “Veloce
come il vento”, nel quale veste i panni del protagonista Loris de Martino, un ex pilota di rally
tossicodipendente. E’ accaduto lunedì 16 luglio all’interno della rassegna Sotto le stelle del cinema in
Piazza Maggiore a Bologna.
Visibilmente emozionato, Accorsi si racconta davanti ad un pubblico interessato e curioso e parla del suo
amore smisurato per il cinema, nato quand’era ancora bambino e guardava i film di Sergio Leone e Clint
Eastwood.
Dopo essersi diplomato decide di iscriversi alla scuola di recitazione Alessandra Galante Garrone e, poco
dopo, ha la fortuna di fare un cameo per il film “Fratelli e sorelle” del regista Pupi Avati.
L’anno successivo il ragazzo della porta accanto, che durante l’estate faceva il bagnino, diventa famoso
grazie allo spot di un noto marchio di gelati; da quel momento in poi colleziona un successo dietro l’altro, primo fra tutti nel 1996 grazie alla pellicola “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” tratta dal romanzo di Enrico Brizzi.
La sua carriera cinematografica decollerà definitivamente grazie al suo ruolo nel film“Radiofreccia”
dell’esordiente rocker Luciano Ligabue e poi nel 2001 con “l’Ultimo bacio” di Gabriele Muccino.
Da quel momento in poi Accorsi non si è più fermato, continuando a collezionare un film di successo da
citare : “Un viaggio chiamato amore”, “Romanzo Criminale” e “Le fate ignoranti”.
Recente il ritorno a teatro con “Giocando con l’Orlando” liberamente ispirato dall’Orlando Furioso per la
regia di Marco Baliani e la rivisitazione de “Il Decamerone” di Giovanni Boccaccio.
Un’intervista lunga, quella al cospetto di San Petronio, che ha lasciato spazio a diversi momenti di ilarità
negli spettatori, come quelli legati alla preparazione del personaggio del film “Veloce come il vento” che lo vedeva dimagrito di dodici chili e totalmente trasfigurato, tanto da non essere riconosciuto dalla gente
durante e riprese della pellicola.
Un’interpretazione che gli è gli ha permesso di aggiudicarsi il premio David di Donatello come migliore
attore protagonista nel 2016 cosa, cosa che era già accaduta nel 1999 per il suo ruolo nel film
“Radiofreccia”. Stefano Accorsi, a quasi cinquant’anni, continua a stupire il suo pubblico con tanti progetti in cantiere: di prossima uscita, l’ultimo dei tre episodi della serie tv dal titolo “1994”, legata alla fine della
prima repubblica e all’arrivo di Berlusconi in politica. Venticinque anni dopo il tormentone “tu is megl che uan”, il sorriso e la simpatia dell’attore che ha rubato i cuori delle ragazzine, sono rimasti gli stessi.
Un fascino ed una simpatia senza età.

 

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Ciao Fabrizio, Conduttore gentiluomo…

Questa settimana inizia in modo molto particolare, con in testa tante emozioni e pensieri contrastanti… Nel bel mezzo di un percorso lungo e tortuoso, al termine del quale non sai se vedrai mai la meta, arriva la notizia della scomparsa di Fabrizio Frizzi, uno dei conduttori che ha fatto la storia della nostra televisione e non mi vergogno a dirvi che mi sono commossa quando ho letto della sua scomparsa. Quando ero ancora una ragazzina, ammetto di aver pensato ( quelle poche volte che l’ho visto in TV ) che era uno di quei personaggi televisivi “old style”, forse perchè portava gli occhiali che lo rendevano poco affascinante dal punto di vista estetico, perchè non lo percepivo estremamente brillante ed accattivante come padrone di casa o forse per la sua aria da “bravo ragazzo”. Negli anni sono cresciuta, ho capito che ero stata influenzata da falsi modelli e che non bisognava per forza strafare per diventare ed essere un “personaggio televisivo” di successo ed è nata la mia voglia di fare questo lavoro. La prima regola per essere un grande artista, per me sarà sempre questa : rimanere sè stessi, che non è un dettaglio da poco. Raggiunta questa consapevolezza, ho amato subito il suo modo unico di non eccedere mai ed essere un conduttore d’altri tempi con la C maiuscola. Educato, gentile, elegante, accomodante e sorridente, lui è sempre stato un vero professionista, fuori dal coro e dagli schemi imperanti di un mondo, quello dello showbiz, oramai impazzito fatto di programmi urlati e al limite del trash, dove tutto è mercificato e strumentalizzato e la lacrima o la risata servono solo per fare audience. Ho letto la sua biografia (vi invito a leggerla per scoprire la grandezza di quest’uomo) e tantissimi articoli su di lui, messaggi e ricordi di colleghi del mondo della TV e del suo pubblico e non sono riuscita a trovare un commento o un episodio spiacevole che lo riguardi. Frizzi era come lo vedevi in TV  per i colleghi e per il pubblico. Lui era “uno di casa” e allora Grazie per averci ricordato che si può fare TV in una maniera intelligente e diversa, che si può fare questo mestiere dandosi un valore e non svilendosi per forza. Grazie per averci/avermi insegnato che si deve entrare in punta di piedi nelle case degli italiani, ringraziare ogni giorno di fare questo lavoro che come dicevi tu “non era un lavoro ma un divertimento”. Ma soprattutto Grazie perchè sarai un modello per tante persone che come me ce la stanno mettendo tutta, giorno dopo giorno, per fare questo mestiere, il più difficile del mondo, a testa alta! Ciao Conduttore gentiluomo, la televisione non sarà più la stessa senza di Te !!

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Ammore e…tanti premi meritati per i Manetti !!

Lo scorso 21 marzo, il musical all’italiana “Ammore e malavita” ha stravinto alla serata di premiazione dei David di Donatello 2018, con il titolo di miglior film della 63esima edizione degli Oscar italiani. Del resto le voci che volevano i Manetti Bros tra i favoriti per questo premio erano tante, c’era chi aveva previsto un trionfo a tutto tondo già dal successo riscosso per la loro partecipazione festival del Cinema di Venezia ( vedi mio articolo di settembre 2017). Del resto il loro “Ammore e Malavita” ha totalizzato ben quindici candidature : tra cui miglior film, miglior regia, migliori attori non protagonisti, superando di poco il collega Ferzan Ozpetek con la pellicola “Napoli velata” che ne ha ottenute undici. Ma la coppia di registi romani, si è aggiudicata altre quattro statuette : migliori costumi, miglior musicista e migliore canzone originale. Del resto c’era da prevederlo, vista la bellezza della sua colonna sonora; infatti la musica è stata la protagonista indiscussa, insieme ai personaggi, di questo successo cinematografico. Pensate sia finita qui? Assolutamente no, perchè non contenti di conquistarsi un posto d’onore per le categorie sopra citate, la giuria ha assegnato al film dei Manetti Bros altri riconoscimenti. E’ stata Claudia Gerini (con il primo David su sei nomination) ad arrivare prima per la categoria migliore attrice non protagonista, grazie al personaggio di Donna Maria, da lei interpretato nel musical. Al momento della consegna, visibilmente emozionati, i Manetti hanno dedicato la vittoria anche al loro pigmalione e fido compagno di avventure lavorative, l’attore Giampaolo Morelli, che non era presente alla cerimonia per motivi di salute. E così loro malgrado, gli outsider del cinema italiano, da sempre considerati estranei alle logiche del cinema ufficiale, hanno ancora una volta stupito il pubblico e la critica. Io non ero sorpresa di questo finale con il botto, anzi, sicuramente ricorderete che ho sempre tifato per loro. Ho avuto anche il piacere di intervistarli… perciò sono ancora più contenta per la loro vittoria !!

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1500 Grazie!

Ciao amici, posso dire che febbraio è stato un mese ricco di belle soddisfazioni personali,
infatti lo concludo in modo splendido!
Infatti, anche la mia pagina facebook ha è diventata più grande, sì perché ha compiuto gli anni,
per l’ esattezza uno, è nata insieme al mio sito web e proprio in nei giorni scorsi ha raggiunto e
superato i 1500 like !!
Senza il vostro sostegno non sarei arrivata a questo punto.
Il motivo di ogni mio sforzo e la mia energia siete Voi !!
1500 Volte Grazie a tutti, perché siete tantissimiii e ogni giorno fate la differenza !!
E se ancora non la conoscete… andate a scoprirla e a mettere un bel mi piace !!

 

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Buon compleanno al mio sito !

Ciao amici, oggi voglio condividere con Voi una piccola soddisfazione personale e professionale!

Il 18 febbraio scorso, il mio sito web www.silviasax.it ha compiuto un anno di vita !!
Un grande traguardo e anche il frutto di tanto lavoro, tempo, sacrifici personali e investimenti
economici. Un lavoro che è in continua evoluzione, aggiornamento e restyling. Un progetto che mi vede sempre impegnata al cento per cento per migliorarne il risultato finale !!
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il lavoro di chi lo ha creato da zero e altre che ora
stanno collaborando con me !! Sarebbe stato altrettanto impossibile fare tutto questo, senza la
vicinanza, il sostegno e l’ amore delle persone che mi aiutano ogni giorno !! Che aspettate allora?!
Andate a visitarlo…. !! La differenza la fate solo Voi !!

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